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Psicologia e Alchimia: il pensiero di Jung

2026-03-06 10:28

dott. Denis Bartolini

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Psicologia e alchimia - Jung

Introduzione al significato psicologico dell’alchimia e al processo di individuazione nella psicologia analitica.

Psicologia e Alchimia prende forma nel 1928, quando Carl Gustav Jung riceve da Richard Wilhelm il testo taoista Il segreto del fiore d’oro. L’incontro con quest’opera rappresenta un passaggio fondamentale: attraverso lo studio del simbolismo alchemico, Jung individua la presenza, nella storia della cultura, di motivi psichici che attraversano i secoli e che appartengono all’esperienza profonda dell’essere umano.

Osservando l’antica ricerca degli alchimisti – impegnati nella trasformazione della materia grezza in oro – Jung riconosce una potente metafora del processo interiore. Dietro la pratica di laboratorio egli intravede infatti l’aspirazione a una trasformazione liberatrice. Gli alchimisti, in fondo, erano alla ricerca di un “oro” che non era soltanto materiale, ma anche interiore: una spinta profonda che Jung avrebbe poi definito archetipo dell’individuazione.

Nel testo, Jung sviluppa queste riflessioni affiancandole all’analisi di materiali emersi nel corso di circa un anno di lavoro analitico con un paziente. Il percorso è accompagnato da sogni, immagini simboliche, mandala e richiami a figure e simboli antichi, che diventano strumenti per amplificare e comprendere i contenuti dell’inconscio.

Per gli alchimisti, tuttavia, la ricerca del proprio oro richiedeva anche un elemento fondamentale: la solitudine. Solo nel raccoglimento era possibile riconoscere il carattere profondamente personale del processo di individuazione. Nel loro modo di proiettare sulla materia i propri vissuti interiori, Jung riconosce il tentativo di portare alla luce un significato nascosto.

L’immaginazione, nel pensiero alchemico, non è qualcosa di puramente astratto: viene vissuta in modo concreto e operante sulle sostanze del laboratorio. Questo atteggiamento non è così distante da ciò che accade nel lavoro psicoanalitico. Anche lo psicoanalista, infatti, cerca di cogliere – dentro di sé o nella persona che gli affida la propria sofferenza – il significato implicito di pulsioni, percezioni e comportamenti che inizialmente appaiono oscuri e indecifrabili. Il lavoro dell’analisi mira proprio a questo: trasformare ciò che è confuso e cieco in una comprensione nuova, chiara e duratura. In altre parole, estrarre l’oro della presa di coscienza.

Come lo stesso Jung osservò, per distillare questo pensiero nell’“alambicco” della riflessione furono necessari quarantacinque anni di lavoro.

 

Bibliografia:

Jung C.G. – Psicologia e alchimia